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Cosa c’entra New York con Mirabella Imbaccari, alle pendici dei monti Erei, nel profondo della Sicilia più profonda? C’entra: i taxi dell’immensa metropoli americana viaggiano in buona parte con un programma di gestione ideato nello sperduto paese isolano. Dove, tra fichi d’India e mandorli in fiore, un manipolo di ragazzi fornisce a mezzo mondo software di eccellenza.

PERIFERIA DEL MONDO – Ecco, quei ragazzi e ragazzini della «EdisonWeb» che smanettano coi computer in una palazzina periferica di questo paese siciliano alla periferia del mondo, lavorano a questo: la pubblicità personalizzata. Che individua in ogni momento, «nel perfetto anonimato per questioni di privacy», il tipo di cliente che sale su un taxi o passa davanti a una vetrina o si sofferma di fronte allo scaffale di un grande ipermercato alimentare o di una boutique esclusiva di alta moda, e manda online sullo schermo le immagini o gli spot giusti esattamente per «quel» tipo di cliente.

PERFEZIONAMENTO – E mentre prosegue il perfezionamento di quel sistema di «Digital Signage» di cui parlavamo, il riconoscimento delle caratteristiche del potenziale consumatore, la piccola azienda isolana è una fucina di altre idee. Ad esempio un progetto di mobilità, il Microbus, una via di mezzo tra l’autobus e il taxi che, come ha scritto Il Mondo , è stato «pensato per il programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 promosso dalla Ue con 78 miliardi di euro da assegnare nei prossimi sette anni».
Si tratta, spiega Luca Naso, di «piccoli bus con percorsi fissi ma, grazie a un software di gestione e alle poche persone trasportate, cinque al massimo, offrirà una maggiore velocità rispetto a un normale mezzo pubblico e soprattutto più elasticità sugli itinerari».

NEL PAESE DEL MERLETTO – Come ha raccontato sul settimanale Monica Battistoni, è bastata «una pagina in inglese su LinkedIn perché nel giro d’una settimana enti di ricerca e municipalità europee, da Glasgow a Salonicco, da Plodviv a Coventry, dal distretto di Lille all’ente dei trasporti della Croazia contattassero la softwarehouse catanese». Per non dire di altri ancora, come il tedesco Fzi Research center for information technology di Karlsruhe. Tutti curiosi di capire cosa succede laggiù, in quel paese del merletto a tombolo e di ragazzi che hanno scommesso su se stessi. Lanciando un messaggio di speranza a tutti i giovani meridionali. Purché, si capisce, studino le cose giuste. E lascino perdere i corsi di formazione per «esperti di abbronzatura artificiale», «ricamatrici di tessuti» o «barman acrobatici» Fonte: corriere.it

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